Ophelia 2.0 — Ritratto contemporaneo dell’universo femminile
Ophelia 2.0 è il mio nuovo progetto di fotografia contemporanea dedicato all’universo femminile, alle sue molteplici identità, alla sua bellezza complessa e alle contraddizioni che la attraversano. Attraverso questa serie cerco di reinterpretare l’archetipo classico di Ofelia — reso celebre da William Shakespeare e dalla pittura di John Everett Millais — trasportandolo nella sensibilità del presente: un’icona rivolta all’introspezione, alla forza interiore, alla vulnerabilità autentica.
Un’identità femminile contemporanea
In Ophelia 2.0 la donna non è un simbolo romantico né un’icona idealizzata. Non è un sogno perfetto da contemplare. È donna reale, con vissuti, ferite, pensieri, sogni, dubbi. Ogni ritratto vuole essere uno spazio di verità, un invito a guardare oltre il cliché della bellezza convenzionale — verso una femminilità autentica, piena di sfumature. Emozione, memoria, desiderio, resistenza: questi sono gli aspetti che cerco di raccontare, usando la luce, la composizione e il linguaggio visivo dell’arte concettuale. Questo approccio si riallaccia alla tradizione della fotografia concettuale e contemporanea, come sottolineato in dibattiti teorici sull’evoluzione della fotografia come forma d’arte, oltre la mera documentazione. (GUP)
Mito & contemporaneità: il dialogo con Ofelia
Ofelia — figura tragica, inquieta, profondamente simbolica — è un archetipo potente: colloca la donna in tensione tra desiderio, ordine sociale, fragilità e ribellione. L’eco di quel dramma parla ancora oggi, in un mondo in cui le donne cercano identità reali, non più imposte. Ophelia 2.0 lavora su questa ambiguità: prende il mito e lo decostruisce, trasformandolo in un linguaggio visivo contemporaneo. Non è più abbandono, ma ricerca di sé; non più silenzio, ma presenza.
Linguaggio visivo e narrazione simbolica
Ogni scatto è pensato come un tableau vivant — una scena costruita con cura, in cui luci, costumi, pose, ambientazione e sguardo diventano strumenti per raccontare un’idea, uno stato emotivo, un’identità. Questo approccio è in linea con la tradizione della fotografia come arte contemporanea, in cui il fotografo non è solo osservatore, ma creatore di significati.
In Ophelia 2.0, il corpo — spesso soggetto a giudizi estetici e modelli imposti — diventa luogo di memoria, di vissuto, di autenticità. Le modelle non sono modelle professioniste: sono donne vere, con mani, pelle, segni. Questo conferisce all’opera una forza vera e riconoscibile, lontana dall’artificio.
Una visione universale e intima
Il progetto non pretende di dare risposte, ma di aprire domande: che cosa significa essere donna oggi? Come cambia la percezione di sé in un mondo che ancora impone ruoli e standard? Cosa resta del corpo, dell’identità, dell’anima quando smettiamo di conformarci?
Per me — e per chi guarda — Ophelia 2.0 è un invito alla contemplazione: un percorso visivo che unisce mito e contemporaneità, che non dissolve la donna nell’astratto ma la restituisce concreta, vulnerabile e libera.
Arte, fotografia, attualità: una proposta contemporanea
Ophelia 2.0 si inserisce nel filone della fotografia d’arte contemporanea, in dialogo con ricerche visive e narrative che da decenni mettono al centro il corpo, l’identità, la memoria. Questo tipo di fotografia non è documentazione: è riflessione, visione, invenzione.
Scegliere di interpretare Ofelia oggi significa dare voce a quella parte di femminilità che rifiuta di essere definita da imposizioni esterne. Significa restituire dignità alle fragilità, onorare la complessità dell’identità femminile e offrire allo spettatore uno specchio, una possibilità di introspezione.
Ophelia 2.0
"We know what we are but not what we could be"
Concept and Project: Giuseppe Zanoni | Fashion Designer / Stylist: Irene Silvestri | Model: Elisabetta Calabrese | Hair Stylist: Matisse | Make-Up: Chiara Fedi












