H2O+ nasce come una riflessione visiva sul legame indissolubile tra soggetto e oggetto, tema cardine della filosofia tedesca tra Settecento e Ottocento e, in particolare, del pensiero di Arthur Schopenhauer. In questa prospettiva, soggetto e oggetto non sono poli separati: esistono solo nella loro reciproca relazione. Il soggetto conosce perché incontra un oggetto; l’oggetto esiste perché appare a un soggetto.
È in questa tensione che affiora la rappresentazione, struttura originaria attraverso cui percepiamo il mondo. Spazio, tempo e causalità non la precedono: ne sono conseguenze, forme che emergono dal rapporto stesso tra ciò che osserva e ciò che viene osservato.
In questo orizzonte filosofico, la materia non è un dato stabile: prende forma dentro la rappresentazione. Anche il corpo umano, allora, diventa un oggetto tra gli oggetti, sottoposto alle stesse leggi di ogni altra cosa esistente.
La materia che costituisce le installazioni è a sua volta materia “nata” dal mondo: la posidonia oceanica, disgregata dal mare, trasformata dalle correnti, compressa fino a diventare egagropili. Queste sfere – già forma, già memoria, già oggetto – diventano corpi. Corpi che non imitano l’essere umano, ma lo sostituiscono, lo evocano, lo rappresentano come presenza mancante.
Inseriti negli spazi quotidiani – case, scuole, ambienti di lavoro, luoghi pubblici – questi accumuli di materia diventano figure dell’alienazione: soggetti che hanno smarrito la capacità di riconoscersi come tali, fino a coincidere con gli oggetti che li circondano.
Sono presenze che testimoniano una trasformazione: quella di un corpo che, perdendo se stesso, si fa cosa; quella di una materia che, assumendo una forma, diventa rappresentazione.
È l’immagine di un equilibrio fragile tra ciò che siamo e ciò che il mondo plasma, tra la volontà di riconoscersi e la tentazione di dissolversi nelle forme che ci circondano. Una meditazione visiva sul punto in cui soggetto e oggetto, finalmente, si toccano.
H2O+
Scultura: posidonia oceanica, ottone, ferro, acciaio, plexiglas
“The waiting_θu” cm 50x38x180 (2011) – “The Nike” cm 60x110x60 (2011)
Sfere di posidonia oceanica (egagropili) assemblate con fli di ottone ed esposte all’interno di una struttura in plexiglas in sospensione.





