Ophelia

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Tutti mi cercano al castello di Elsinore, ma io stasera ho deciso di non tornarci, per non sentire più la sua voce, quelle parole spregevoli su di me, la negazione del nostro amore, il disprezzo nei suoi occhi da pazzo.

Perché è Amleto il pazzo non io, la sua piccola Ophelia come dicono tutti.

Forse l’ha fatto per salvarmi, forse per non essere amato, lui che non ama nessuno, forse vuole altro da me oltre le lettere, le frasi, gli sguardi, i baci mai dati.

Stamattina nelle mie stanze ho aperto con Gertrude i bauli del mio corredo, ho tirato fuori tutti i miei abiti più belli e ho deciso di indossarli un giorno solo, non ho più nulla per cui aspettare. Poi i gioielli di mia madre: coralli, perle, ametiste, granate, cristalli… ho attinto a piene mani in quegli scrigni preziosi chiusi da tempo.

Cerco di portarmi via le cose più belle e tutto quello che mi mancherà per farmi più sensuale lo prenderò dalla natura: fiori, foglie, ghirlande, bacche… Sfila la mia vita tra i rami di questa foresta, sposa bambina o giovane ancella, dolce cortigiana o triste sirena in cerca del suo re perduto, i pizzi che si lacerano mentre corro a perdifiato, la seta che si sporca mentre salgo sugli alberi o mi distendo alla loro ombra ad intrecciare corone di mirto con piccoli ranuncoli e odorose rose selvagge.

Un flebile canto esce dalla mia bocca, racconta di quell’amore ormai perso, di quel cuore negato, e questi fiori, a lui dedicati, voglio innalzarli sul ramo più alto, magari li vede oltre la nebbia e mi viene a cercare… Ancora un piccolo sforzo, ma tutto crolla intorno a me e il fiume lambisce già le trine e i merletti della mia gonna.

Non faccio resistenza ai flutti schiumosi, mi abbandono alla corrente impetuosa, liberando il mio canto come sirena che torna alle origini degli abissi, per placare il mio cuore ferito che nessuno ha voluto amare. Saranno tre cavalieri del futuro a riportarmi in vita, anacronistici e coraggiosi, che faranno rivivere le mie corse sfrenate e il mio folle canto in una serie di scatti rarefatti dopo che per secoli pittori e scrittori hanno cercato di descrivere la mia anima tormentata senza riuscirvi appieno…

Armando Terribili

Fashion Designer, Fashion Consultant

“Sappiamo ciò che siamo ma non quel che potremmo essere” – (Ofelia: atto IV, scena V)

 

Fotografia_Stampa Lambda montata su carta con cornice in abete ricoperta di cotone gessato.

Vari formati

2014

Concept and Project: Giuseppe Zanoni
Fashion Designer/Stylist: Irene Silvestri
Model: Elisabetta Calabrese
Hair Stylist: Matisse
Make-Up: Chiara Fedi

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