I fiori che non ho mai amato

Stampa tessile su velo di cotone, fili di nylon, carta, ami da pesca

11 stampe su velo di cotone di cui ognuna con misure 80×122,1 cm e 1100 bigliettini stampati su carta

2017-dimensioni totali d’ambiente

In occasione della giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, Giuseppe Zanoni propone negli spazi di Clarisse Arte una installazione dal titolo I fiori che non ho mai amato. I fiori sono uno degli omaggi più comuni che un uomo può offrire alla sua compagna, rappresentano la sua bellezza. Dietro un dono può nascondersi la più grave delle colpe, un gesto di amore apparente può celare la violenza più vile, consumata tra le pareti di casa che dovrebbero essere nido di accoglienza e conforto. Nell’opera di Zanoni i fiori coprono il viso di una donna, non riusciamo a vedere il suo sguardo privato di vitalità. Adesso l’uomo, solo, cerca di vedere il volto della donna ma non riesce a vedere altro che il mazzo di fiori, i fiori che non ha mai amato. Le fotografie, di grande formato sono, stampate su velo di cotone semi trasparente che si muove al passaggio del visitatore. L’osservatore diventa protagonista della scena, voltare lo sguardo, rimanere indifferenti davanti alle opere come davanti agli episodi di cronaca non è possibile. Il segno dell’artista è leggero ma incisivo e coglie pienamente il messaggio prefissato, lo moltiplica grazie anche all’espediente della trasparenza dei veli che crea una moltitudine di livelli di percezione. Sotto ogni opera sono posizionati 100 bigliettini contenenti un messaggio, una riflessione sulla violenza scritta dalle persone che parteciperanno al progetto. Ogni messaggio potrà essere raccolto dal visitatore e portato all’esterno della mostra così che potrà essere letto da altre persone e propagato nella comunità. Le donne rappresentate non sono modelle, attrici, sono donne comuni, ognuna rappresenta una storia: in una società che non vede e sente –oppure vede e sente troppo tardi – il cambiamento deve partire da ogni singolo individuo. Mettere in luce l’impossibilità che le donne hanno di affrancarsi.

Hanno collaborato al progetto: Antonella Sale, Arianna Ilari, Beatrice Gradassa, Caterina Gaggero, Erika Sabiu, Giada Filaci, Irene Entani, Irene Silvestri, Manuela Tosi, Natalia Cellini, Valeria Gambardella, Giacomo Guidoni, Marina Ceccarini, Antonella Bonaffini e Beatrice Coli.

Claudia Gennari

Installazione presso Clarisse Arte a Grosseto

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